I due artisti decisero di adottare la tecnica dello sgraffito (dal verbo graffiare), utilizzata dal gotico in poi per la decorazione delle facciate esterne, perché ritenuta più resistente rispetto alla tecnica dell’affresco. Questa tecnica consiste nell’applicazione di più strati sottili di intonaco di differenti colori. Per la realizzazione dei dipinti, gli artisti eseguirono dei modelli di carta o cartone (gli originali sono conservati dalla famiglia di Boris Kobe), dai quali trasferivano il disegno sugli strati freschi di intonaco che, poi, (s)graffiavano con una speciale spatola fino allo strato colorato necessario per la realizzazione del motivo prescelto.

I dipinti, restaurati nel 2008, si susseguono formando una vasta striscia che circonda l’interno di tutta la torre ed è interrotta solo dai vani delle finestre e delle porte. Le scene sono incorniciate e si presentano come un racconto a fumetti. L’idea per la decorazione delle pareti della Torre dei Tiratori è stata tratta da alcuni canti e racconti popolari sloveni. Tra questi sono state scelte nove storie della tradizione popolare slovena, delle quali due sono conservate solo in parte e tre non hanno più il titolo. In fondo a ogni scena è riportato un testo. Le lettere K (Kobe) e P (Pregelj) servono per distinguere gli autori delle singole storie.

Sul soffitto a volta del pianterreno della Torre dei Tiratori, al quale si accede dal cortile del Castello, si è conservato un frammento con scene di lavori agricoli (vendemmia), anche questo nella tecnica dello sgraffito.